A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z
Madrid 1 aprile 2011.- Sono molti gli aneddoti di Giovanni Paolo II che riflettono e rendono palpabile che era una persona santa, dal principio alla fine, dalla A alla Z. Motore della sua vita sono stati la preghiera e la devozione alla Vergine. Egli stesso diceva: “Cercano di capirmi dal di fuori, ma io posso essere compreso solo dal di dentro”.
La recente pubblicazione del libro Perché è santo, scritto dal postulatore della causa di beatificazione, offre molte sfaccettature del suo carattere. Qui abbiamo raccolto alcuni aneddoti pubblicati in questo e in altri libri.
L’annuncio della prossima beatificazione dell’inventore delle Giornate Mondiali della Gioventù, il 1° maggio prossimo, è stato motivo di gioia per molte persone. In più occasioni Benedetto XVI ha incoraggiato i giovani a seguire la scia di luce dei santi: “nella storia della Chiesa, i santi hanno incontrato nella fede la forza per vincere le proprie debolezze e superare tutte le avversità. Sono stati artigiani di pace, promotori di giustizia, animatori di un mondo più umano. Anche voi, se credete, se saprete vivere e testimoniare la vostra fede ogni giorno, diventerete strumento per far ritrovare ad altri giovani come voi il senso e la gioia della vita, che nasce dall’incontro con Cristo!”. (Messaggio per la GMG di Madrid).
Chissà mai che guardare a Giovanni Paolo II aiuti tutti i giovani del mondo a preparare il cammino verso la GMG di Madrid!
Amico dei suoi amici
L’affetto che sentiva verso i suoi amici e compagni di gioventù continuava ad essere vivo in lui nonostante gli anni trascorsi. Si intratteneva con loro per mangiare, organizzava escursioni, scriveva loro e in diverse occasioni, quando ormai era Papa, ristabilì relazioni con persone che aveva perso di vista da molto tempo.
Ecco quello che gli successe, per esempio, con l’ingegnere ebreo Jerzy Kluger, un amico d’infanzia dell’epoca di Wadowice. Wojtyla aveva interrotto i contatti con lui a seguito dei tragici eventi della Seconda Guerra Mondiale e della deportazione degli ebrei nei campi di concentramento nazisti. Dopo essere stato eletto Pontefice, i due amici ritornarono a vedersi con assiduità, tanto in Vaticano come a Castel Gandolfo, fino alla morte di Giovanni Paolo II.
Ebbe anche molte dimostrazioni d’affetto verso i collaboratori della Curia Romana con i quali si congratulò in molte occasioni nel giorno del loro onomastico o nell’anniversario della loro ordinazione sacerdotale o episcopale. L’ultimo giorno della sua vita volle congedarsi dai più alti esponenti del Vaticano, anche da Franco, la persona che si occupava dell’appartamento pontificio; o da Arturo, il fotografo che lo aveva seguito per molti anni.
Fonte: Perché è santo. Slawomir Oder. Pagg. 20-27.
Buon umore nella gioventù e nella vecchiaia
In una occasione chiesero ad una persona molto legata al Papa che cosa era quello che maggiormente lo impressionava di Giovanni Paolo II; egli rispose che era il suo buon umore: “a prima vista potrebbe sembrare che essere di buon umore fa parte della specificità della persona. Però a me sembra che sia una costante nella vita dei santi. A 80 anni, mantenere lo stesso buon umore di quando si è giovani ... non può scaturire se non da qualcuno che fonda il suo ottimismo nella convinzione di essere creato da Dio”.
Come conseguenza degli anni, Giovanni Paolo II si vide obbligato a utilizzare il bastone per camminare. Non impiegò molto ad accettare con serenità questa nuova condizione, come dimostrò facendolo girare come se fosse un giocattolo davanti a milioni di giovani durante la veglia della GMG di Manila (1995). Non mancavano momenti in cui tentava di minimizzare il problema ricorrendo alla sua abituale ironia. Nel 1998, in uno dei suoi discorsi disse: “Mi piacerebbe domandarvi: perché il Papa ha il bastone?... Pensavo che mi avreste risposto: Perché è vecchio! Invece avete dato la risposta giusta: Perché è ‘pastore’! Il pastore porta un bastone per appoggiarsi e anche per mantenere in ordine il suo gregge”.
Fonte: Perché è santo. Slawomir Oder. Pag. 129
Confianza en el sacramento de la Confesión (Fiducia nel sacramento della Confessione)
Tutti i venerdì santi, Giovanni Paolo II scendeva a confessare nella Basilica di San Pietro. Qui di seguito un aneddoto che manifesta la familiarità di Giovanni Paolo II nel sacramento della confessione.
Un sacerdote di New York si disponeva a pregare in una parrocchia di Roma quando, entrando, si incontrò con un mendicante. Dopo averlo osservato per un momento, si rese conto che lo conosceva. Era un compagno di seminario, ordinato sacerdote nel suo stesso giorno. Il sacerdote, dopo essersi fatto riconoscere e averlo salutato, ascoltò dalle labbra del mendicante come aveva perso la fede e la vocazione. Rimase profondamente scosso.
Il giorno seguente il sacerdote statunitense aveva l’occasione di incontrare il Papa. Quando arrivò il suo turno chiese al santo Padre che pregasse per il suo vecchio compagno di seminario e descrisse brevemente la situazione al Papa.
Il giorno dopo ricevette l’invito del Vaticano per cenare con il Papa, in cui lo si sollecitava a portare con sé il mendicante della parrocchia. Il sacerdote ritornò alla parrocchia e comunicò all’amico il desiderio del Papa. Quando riuscì a convincerlo lo portò nel suo alloggio, gli diede vestiti e l’opportunità di sistemarsi.
Il Pontefice, dopo la cena, indicò al sacerdote che li lasciasse soli, e chiese al mendicante che ascoltasse la sua confessione. L’uomo impressionato gli rispose che non era più sacerdote, il Papa gli rispose: “Una volta sacerdote, sacerdote per sempre”. “Però sono stato privato delle mie facoltà di presbitero”, insistette il mendicante. “Io sono il vescovo di Roma e mi posso incaricare di questo”, disse il Papa.
L’uomo ascoltò la confessione del Santo Padre e gli chiese a sua volta che ascoltasse la sua confessione. Dopo quella pianse amaramente. Infine Giovanni Paolo II gli chiese in quale parrocchia era stato a mendicare e lo pose come assistente del parroco della stessa, e incaricato di prestare la sua opera verso i mendicanti.
Fonte: Aciprensa. Questo aneddoto si può leggere anche in Perché è santo. Pag. 41.
Devozione alla Divina Misericordia
Tra le migliaia di uomini e donne di Dio che elevò agli onori degli altari, la figura che più stimava fu quella della religiosa polacca Faustina Kowalska (1905- 1938), apostola della devozione alla Divina Misericordia.
Nell’agosto del 2002, in Lagiewniki, dove suor Faustina visse e morì, Giovanni Paolo II affidò il mondo alla Divina Misericordia, alla fiducia illimitata in Dio, il Misericordioso: “Quanto bisogno della misericordia di Dio ha il mondo di oggi! Dove dominano l’odio e la sete di vendetta, dove la guerra causa il dolore e la morte degli innocenti, c’è bisogno della grazia della misericordia per placare le menti e i cuori, e far scaturire la pace. Dove viene meno il rispetto per la vita e la dignità dell’uomo, occorre l’amore misericordioso di Dio, alla cui luce si manifesta l’inesprimibile valore di ogni essere umano. Perciò oggi, in questo Santuario, voglio solennemente affidare il mondo alla Divina Misericordia”.
Giovanni Paolo II morì il 2 aprile del 2005, alle 21.37, mentre si concludeva il sabato e già si era entrati nell’ottava di Pasqua e domenica della Divina Misericordia.
Fonte: Perché è santo. Slawomir Oder. Pag. 158.
Enfermos, lección constante para él (Infermi, lezione costante per lui)
Durante il suo primo viaggio come Papa, quello che fece in Messico nel 1979, visitò una chiesa piena di infermi e invalidi. Uno di coloro che lo accompagnavano testimoniò al riguardo: “Il Papa si fermò davanti a ciascuno ed ebbi l’impressione che venerava tutti: s’inchinava verso di loro, si sforzava di comprendere quello che gli dicevano e dopo accarezzava loro la testa”.
I responsabili della cerimonia non tardarono a rendersi conto che in questi viaggi non dovevano collocare più di trenta infermi davanti all’altare. In caso contrario, dato che Giovanni Paolo II li salutava tutti, saltavano gli appuntamenti successivi.
Fonte: Perché è santo. Slawomir Oder. Pag. 110.
Fede e fortezza
Quando lo si invitava a ridurre il ritmo di lavoro e dei viaggi e a riposarsi un po’ di più, la sua risposta era sempre: “Riposerò poi nella Vita Eterna”. Nel corso della sua ultima Settimana Santa rispose così a un cardinale che gli suggerì di non esaurire le sue ultime forze: “Se Gesù non scese dalla croce, perché dovrei farlo io?”.
Cosciente che il tempo è limitato, desiderava che fosse sfruttato al massimo. In uno degli ultimi anni della sua vita disse: “Spesso mi rendo conto che si avvicina il momento in cui dovrò presentarmi davanti a Dio. Il dono della vita è troppo prezioso perché ci si stanchi di esso”.
Fonte: Perché è santo. Slawomir Oder. Pag. 131.
Globalità in un mondo globale
È il primo Papa polacco e il primo venuto da un Paese comunista. Se il crollo del comunismo si produsse a partire dal 1989 in modo pacifico, secondo molti fu grazie a Giovanni Paolo II. Come testimoniò un qualificato esponente politico: “Ciascuno portò il suo contributo – lo statunitense Reagan, la britannica Margaret Thatcher e il francese François Mitterrand – però, per unire tutti, era necessario l’intervento del Santo Padre”. Lo stesso presidente russo, Mijaíl Gorbachov, lo riconobbe apertamente quando affermò: “Non sono stato io quello che ha posto fine al comunismo, ma Giovanni Paolo II”.
Fonte: Perché è santo. Slawomir Oder. Pag. 104.
Humildad y agradecimiento (Umiltà e gratitudine)
Nel 1991, decimo anniversario dell‘attentato, Giovanni Paolo II si recò a Fatima per ringraziare la Vergine. Nel momento del saluto, uno dei presenti si girò verso di lui ed esclamò: “Santo Padre, buon compleanno!”. Il Papa continuò ad avanzare dopo aver ascoltato queste parole, però dopo retrocesse e rispose: “Lei ha ragione, la prima vita me la diedero, la seconda me la regalarono dieci anni fa”. Un regalo che gli fece adottare l’abitudine di celebrare, tutti i 13 maggio nel pomeriggio, all’ora dell’attentato, una santa messa di ringraziamento nella cappella privata.
Fonte: Perché è santo. Slawomir Oder. Pag. 94
Instrumento de Dios (Strumento di Dio)
Si considerò sempre uno strumento di Dio, al servizio di ciò che Lui gli chiedeva. “La mia vocazione è un mistero persino per me”, diceva in un'occasione Giovanni Paolo II. “Come si possono spiegare le vie di Dio? Tuttavia, so che ad un certo punto della mia vita ho percepito chiaramente che il Cristo mi diceva ciò che già aveva detto a migliaia di persone prima di me 'Vieni e seguimi!'. Era evidente che quello che sentivo nel mio cuore non era né una voce umana né una mia idea. Cristo mi stava chiamando perché lo servissi come sacerdote”.
L'ordinazione fu un momento chiave nella vita di Karol Woytila. Lo sottolineò lui stesso affermando che “niente è più importante per me o mi dà più gioia di celebrare ogni giorno la messa e servire il popolo di Dio nella Chiesa. Ed è così dal giorno stesso della mia ordinazione sacerdotale. Niente ha potuto cambiare questo aspetto in nessun momento, nemmeno il fatto di essere Papa”.
Fonte: Perché è santo. Slawomir Oder. Pagg. 32 e 40.
Los jóvenes siempre en su corazón (I giovani sempre nel suo cuore)
Il suo amore per i giovani lo spinse a dare inizio nel 1985 alle Giornate Mondiali della Gioventù. Nelle 19 edizioni della GMG celebrate durante il suo pontificato si sono riuniti milioni di giovani di tutto il mondo.
“Cos'è la gioventù?”, diceva Giovanni Paolo II in un'intervista. “Non è solo un periodo della vita corrispondente ad un numero di anni, ma è anche un tempo dato dalla Provvidenza ad ogni uomo, durante il quale egli cerca, come il giovane ricco del Vangelo, la risposta agli interrogativi fondamentali; non solo il senso della vita, ma anche un progetto concreto per cominciare a costruire la propria vita. Nei giovani c'è un immenso potenziale di bene e possibilità creative. Nessuno ha inventato le giornate mondiali dei giovani. Sono stati loro a crearle. Non è vero che è il Papa che porta i giovani da un estremo all'altro del globo terrestre. Sono loro che ce lo portano”.
Fonte: Giovanni Paolo II, Varcare la soglia della speranza. Pag. 131
Qui puoi leggere i suoi messaggi per le Giornate Mondiali della Gioventù.
Karol Woytila in privato
“Karol Woytila era esattamente come lo si vedeva in pubblico: un uomo innamorato, un cristiano che guardava oltre se stesso. La sua peculiarità appariva principalmente nel suo rapporto con Dio. Per questo la sua spiritualità era affascinante e magnetica. Sia che soffrisse o che sorridesse, non manteneva un relazione speculativa con una divinità distante. Nella sua giornata, stare con Dio costituiva la sua passione più grande, la priorità più intensa, e allo stesso tempo, la cosa più normale del mondo. Dio non è un codice morale, ma una Persona con cui poter parlare personalmente e a cui poter dire persino se necessario: ‘A volte non ti capisco!'” (parole di Joaquín Navarro Valls, ex portavoce di Giovanni Paolo II).
Fonte: Joaquín Navarro Valls. A passo d’uomo: ricordi, incontri e riflessioni tra storia e attualità.
Lolek sarebbe riuscito a convertire capi della mafia
Durante l'infanzia i suoi amici lo chiamavano Lolek, un diminutivo usato in seguito anche dai suoi parenti e da alcuni intimi in Polonia.
Chi ha detto che era impossibile che Lolek diventasse Papa e che il suo esempio avrebbe convertito molte persone? Il 14 novembre 2002, Giovanni Paolo II fece visita al Parlamento italiano, la prima visita del capo della Chiesa Cattolica in 150 anni. Il suo discorso s'incentrò sul terrorismo internazionale e la globalizzazione e fu talmente eloquente che nel vederlo alla televisione il mafioso italiano Benedetto Marciante, capo di Cosa Nostra e accusato di omicidio ed estorsione, si consegnò alla polizia di Roma.
Fonte: Aciprensa
Mortificazione che passava inosservata
“Con il suo esempio insegnava che è meglio soffrire con Dio che essere felici da soli. Molto spesso per Giovanni Paolo II ciò significava semplicemente approfittare di alcune occasioni offerte dalla vita quotidiana per offrire alcuni sacrifici piccoli o grandi. Come, ad esempio, rifiutare in aereo il letto preparato per lui durante i lunghi viaggi intercontinentali, per dormire invece – o almeno provare a farlo – nel posto a sedere, o ancora ridurre con apparente indifferenza la quantità di cibo ad un unico pasto. Il fine di tale austerità fisica era sempre quello di garantire alla sua anima la perfetta unione con Cristo e la totale disponibilità ad ascoltare la chiamata interiore di Dio”. (Parole di Joaquín Navarro Valls, ex portavoce di Giovanni Paolo II)
Fonte: Joaquín Navarro Valls. A passo d’uomo: ricordi, incontri e riflessioni tra storia e attualità.
Non abbiate paura!, furono le sue prime parole da Papa
“Non abbiate paura!” furono le prime parole che Giovanni Paolo II lanciò al mondo intero da Piazza San Pietro, quando inaugurò il suo pontificato, il 22 ottobre 1978. Queste parole segnarono, come una melodia, tutto il suo operato come Vicario di Cristo, fino alla sua santa morte nel 2005.
Non abbiate paura di spalancare le porte a Cristo! Questa espressione è, probabilmente, uno dei gridi più rivoluzionari e carichi di speranza del mondo contemporaneo, il quale lotta tra l'angoscia e le paure nei confronti dei mostri che egli stesso ha creato: la guerra, la cultura della morte, la perdita della dignità umana...
Oración como motor de la existencia (La preghiera come motore dell'esistenza)
“In alcune occasioni in cui credeva di essere solo nella sua cappella, lo vidi cantare mentre teneva il suo sguardo fisso sul tabernacolo. Non intonava una melodia liturgica bensì delle canzoni popolari polacche. Ancora una volta mi venne in mente Sant'Agostino, che affermava che ‘chi canta prega due volte’. Personalmente mi sembrava che in lui convivessero, allo stesso tempo, la ricchezza intellettuale di un teologo e l'innocenza spontanea di un bambino”.
Fonte: Joaquín Navarro Valls. A passo d’uomo: ricordi, incontri e riflessioni tra storia e attualità
Pedir perdón y perdonar (Chiedere perdono e perdonare)
Il 12 marzo 2000 chiese perdono per le mancanze umane commesse dalla Chiesa Cattolica in tutta la sua storia, facendo riferimento alle crociate, all'inquisizione, alla discriminazione verso le donne e verso le etnie.
È passato inoltre alla storia il momento in cui incontrò in carcere Ali Agca, l'uomo colpevole dell'attentato al Papa, nonostante Giovanni Paolo disse sempre di averlo perdonato già dal primo istante.
Quién es Juan Pablo II, por Benedicto XVI (Chi è Giovanni Paolo II per Benedetto XVI)
Giovanni Paolo II è stato un sacerdote fino in fondo, perché ha offerto la sua vita per le sue pecore e per l’intera famiglia umana, in una donazione quotidiana al servizio della Chiesa e soprattutto nelle difficili prove degli ultimi mesi. Nel primo periodo del suo pontificato Giovanni Paolo II, ancora giovane e pieno di forze, andava fino ai confini del mondo. Ma poi, in comunione con le sofferenze di Cristo, ha annunciato instancabilmente e con rinnovata intensità il Vangelo, il mistero dell’amore che va fino alla fine. (cfr. Gv 13, 1).
Si poteva cogliere che la lezione del Papa sofferente era un magistero che superava il suo magistero orale. Sembrava che con le opere esprimesse quello che aveva detto a parole: “Cristo, soffrendo per tutti noi, ha conferito un nuovo senso alla sofferenza, l’ha introdotta in una nuova dimensione, in nuovo ordine: quello dell’amore… È la sofferenza che brucia e consuma il male con la fiamma dell’amore”.
Fonte: Omelia del Cardinale Joseph Ratzinger per le esequie del Papa Giovanni Paolo II e La luce del mondo. Benedetto XVI, pag. 93.
El rosario, su oración preferida (Il rosario, la sua preghiera preferita)
Il rosario, come egli stesso riconosceva, era la sua preghiera preferita. “Dopo una conversazione con il Papa -ricorda un testimone- ebbi la fortuna di udire che mi diceva ‘Andiamo a recitare il rosario, vuole venire con noi?’. Lo seguii sulla terrazza del suo appartamento e lì ebbi modo di capire il valore di quel rosario: si trattava di un momento di veglia per la sua diocesi, per tutta la Chiesa, per il mondo e per quelli che soffrono. ‘Guardi!’, mi diceva a volte tra un mistero e l'altro indicandomi i palazzi del Vaticano e di Roma”. E mentre vedeva quei palazzi, pregava per tutte le persone che ci vivevano e lavoravano.
Fonte: Perché è santo. Slawomir Oder.
Servizio in tutto il suo lavoro
Nel 2004 diceva nella sua autobiografia: “Per un vescovo è molto importante relazionarsi con le persone ed imparare a trattarle in modo adeguato. Per quello che mi riguarda, è significativo che mai abbia avuto l'impressione che il numero degli incontri fosse eccessivo. Ad ogni modo, la mia costante preoccupazione è stata quella di fare attenzione in ogni circostanza al carattere personale dell'incontro. Ciascuno è un capitolo a parte. Quello che faccio è semplicemente, pregare per tutti giorno per giorno. Quando incontro una persona, già prego per lei, e ciò facilita sempre il rapporto. Ho come principio l'accogliere ciascuno come una persona che il Signore mi invia e, allo stesso tempo, mi affida”.
Fonte: Giovanni Paolo II, Alzatevi, andiamo!
Totus tuus, tutto tuo, diceva alla Vergine Maria
In onore alla Vergine Maria volle che sul suo stemma episcopale fosse raffigurato il motto: “Totus tuus”, un modo per dire alla Madonna sono ”tutto tuo”, in te confido.
Sono molti gli aneddoti che dimostrano la sua fiducia in Maria, di seguito una di queste. Il Cardinale Deskur raccontò che quando era stato nominato arcivescovo di Cracovia, Woytila aveva trovato il seminario quasi vuoto, il che lo indusse a fare una promessa a Maria: “Farò tanti pellegrinaggi a piedi a tutti i tuoi santuari, piccoli o grandi, vicini o lontani, pari al numero di vocazioni che mi concederai ogni anno”. All’improvviso, il seminario cominciò a riempirsi di nuovo; quando l'arcivescovo lasciò Cracovia per diventare Papa, c'erano cinquecento alunni. Questa sacra promessa a Maria era uno dei motivi per cui Giovanni Paolo II insisteva affinché le visite programmate durante i suoi viaggi pastorali comprendessero sempre un luogo di culto mariano.
Nel 1981 fece mettere una immagine della Vergine Maria, Madre della Chiesa, in Piazza San Pietro, dal momento che non vi era nessuna immagine di lei.
Fonte: Perché è santo. Slawomir Oder. Pag. 165.
Universalità
A metà degli anni novanta divenne popolare una barzelletta in Vaticano. “Qual è la differenza tra Dio e Giovanni Paolo II? Che Dio è dappertutto, mentre il Papa c'è già stato”. Il Pontefice fece 146 viaggi in Italia e 104 all'estero. Questi viaggi permisero a milioni di persone, che non avrebbero mai potuto permettersi di visitare il Vaticano, di vedere il Pontefice di persona e di ascoltare le sue parole, e con quelle la speranza del Vangelo.
Vocazione alla santità di tutti i cristiani
“Le vie della santità sono molteplici, e adatte alla vocazione di ciascuno. Quale potenziale di grazia è sopito nell’innumerevole schiera dei battezzati! La chiamata non è rivolta solo ai sacerdoti o ai religiosi e religiose, si estende a tutti. Come vescovo ho appoggiato numerose iniziative dei laici. (…) Per esempio, l'Ufficio per la pastorale familiare, le riunioni di studio per gli studenti di medicina chiamati ‘kler-med’ o l'Istituto per la Famiglia. Sono stato anche a lato di iniziative nuove: il cammino neocatecumenale o l'Opus Dei. Entrambi nati in Spagna, Paese che tante volte ha dato impulsi provvidenziali per il rinnovamento spirituale. Negli anni del mio ministero a Cracovia ho sempre sentito la vicinanza spirituale dei Focolari. Altro movimento sorto dalla vitalità della Chiesa in Italia è Comunione e Liberazione”.
Fonte: Alzatevi, andiamo! Pagg. 50 e 108.
Woytila, dov'è Woytila?
Dov'è Woytila? Quando ricordiamo quello che Giovanni Paolo II portò a termine, i “grandi eventi” si mescolano con il ricordo dei semplici momenti di preghiera, che furono una fonte di meraviglia perfino per i suoi collaboratori. Negli anni settanta, io ero cappellano degli studenti all’Università Cattolica di Lublino. All'inizio dell'anno accademico, l'allora cardinale di Cracovia venne per partecipare all’Eucarestia nella chiesa dell'Università, all’inaugurazione ufficiale del grande salone, e al pranzo. Alla fine di questo, il cardinale era pronto per ritornare a Cracovia. Il rettore dell'Università, il padre Krapiec, lo stava accompagnando fino alla macchina, ma si fermò a parlare con un altro invitato. Ed ecco che il cardinale era “scomparso”! I dieci secondi di attesa gli erano sembrati dieci secoli. Il rettore, abituato a tenere tutto sotto controllo, non sapeva dove poteva essere andato il cardinale. Mi chiese: “Dov'è Woytila? Il cardinale è scomparso! Dov'è? Con un lieve sorriso burlone, mi presi un attimo prima di rispondergli, solo per prenderlo un po’ in giro. Alla fine gli dissi: “Probabilmente è andato in Chiesa”. Ci recammo lì, ed effettivamente trovammo il cardinale, inginocchiato in preghiera davanti alla Via Crucis.
Fonte: Perché è santo. Slawomir Oder.
XXXX viaggi attorno al mondo
Di seguito, alcuni dati relativi al papato storico di Giovanni Paolo II, che iniziò il 16 ottobre 1978. Il Papa è rimasto in carica più di 26 anni, il terzo pontificato più lungo nel corso dei 2.000 anni di storia della Chiesa Cattolica Romana.
Durante il suo pontificato, Papa Giovanni Paolo II:
• ha percorso un totale di 1.247,613 chilometri, equivalenti a 3,24 volte la distanza dalla Terra alla Luna, in viaggi papali dentro e fuori dall'Italia.
• ha fatto 104 viaggi fuori dall'Italia.
• ha visitato 129 Paesi e territori differenti.
• ha fatto 146 viaggi in Italia e 301 visite alle parrocchie di Roma.
• ha passato 822 giorni, oppure più di due anni e tre mesi fuori dal Vaticano.
• ha letto più di 20.000 discorsi, pari a più di 100.000 pagine.
• ha celebrato più di 1.166 udienze generali in Vaticano alle quali hanno assistito più di 17,64 milioni di persone.
• ha emesso più di 100 documenti importanti, tra cui 14 encicliche, 45 carte apostoliche e 15 esortazioni apostoliche.
• ha beatificato 1.345 persone e canonizzato 483 persone, più di tutti i suoi predecessori negli ultimi quattro secoli messi assieme. Ha conservato la biografia di tutti loro in due grossi raccoglitori che teneva nella sua camera, e le leggeva spesso per ispirarsi nella pratica delle virtù.
• ha avuto incontri con più di 1.590 capi di Stato o di Governo.
La maggior moltitudine riunita in una messa papale fu di circa quattro milioni di persone a Manila nel 1995. Il minor numero di persone che parteciparono a una messa papale fu di circa 200 durante un viaggio nei Paesi nordici nel 1989.
Fonti: www.aciprensa.com/juanpabloii/viajescifras.htm e Perché è santo, pag 158.
Ya, santo ya! (Subito “Santo subito!”)
Giovanni Paolo II morì il 2 aprile 2005, alle 21:37. Da quella notte fino all'8 aprile, giorno in cui si celebrarono le esequie del pontefice defunto, più di tre milioni di pellegrini resero omaggio a Giovanni Paolo II, facendo anche 24 ore di coda per poter accedere alla basilica di San Pietro. Molti intonarono cori ed innalzarono striscioni che dicevano: ”Santo subito”.
Il 28 aprile, il Santo Padre Benedetto XVI emise la dispensa del periodo di cinque anni di attesa dalla morte per iniziare la causa di beatificazione e canonizzazione di Giovanni Paolo II. La causa fu aperta ufficialmente dal cardinal Camillo Ruini, vicario generale per la diocesi di Roma, il 28 giugno 2005. L'1 maggio Giovanni Paolo II viene beatificato.
Z... dalla finestra del cielo
Dopo la morte di Karol Woytila, l'allora Cardinal Ratzinger, pienamente convinto della santità di Giovanni Paolo II, disse: “in vita, il Papa benediceva la gente dalla finestra della sua stanza. Ora dalla finestra della Casa del Padre in cielo, ci guarda e impartisce la sua benedizione”.
Tutti i giorni migliaia di persone da tutto il mondo ricorrono spontaneamente alla sua intercessione, pregando per richiedere grazie.

